18/06/09

Thomas Gillespie: No Country for Old Men – Totally painting alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze

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E' una vera primizia quella offerta dalla Galleria Poggiali e Forconi di via della Scala a Firenze: la prima mostra personale di Thomas Gillespie.

Giovanissimo artista inglese nato nel 1986 a Canterbury che, per l'occasione, ha realizzato 62 opere suddivise in quattro grandi cicli: In London, Vaseline, The Lady Birds e In Levadìa.“Dipingo, quello che mi trovo attorno, ovunque io sia.

– spiega Gillespie in una conversazione con Lorenzo Bruni, curatore della mostra, pubblicata nel catalogo – L'attorno è l'insieme dei soggetti che ci circondano e da cui siamo dipendenti.

Spero che tutti questi non luoghi (pompe di benzina e strade) possano essere interpretati in maniera personale del pubblico. Voglio mettere in evidenza il legame che ogni essere vivente costituisce con il proprio attorno, poiché credo che proprio questo sia la prova dell'esistenza dello Zeitgeist del momento”.T.

Gillespie, Night petrol stationStrade, piloni di cemento, tratti di case, benzinai. Ecco i non-luoghi di cui parla Thomas Gillespie. Elementi del mondo occidentalizzato che, in una visione mediata dal pensiero dell'antropologo Marc Augé, rappresentano quelle zone grigie di collegamento e di attraversamento tra i diversi spazi urbani.

Nei dipinti di Gillespie, realizzati partendo da fotografie scattate da lui stesso, questi non-luoghi, apparentemente asettici vengono “risvegliati” dall'uso “brutale” di colori malati, acidi, divenendo portatori di una memoria che si configura allo stesso tempo come collettiva e soggettiva, prestandosi a una intima interpretazione da parte dello spettatore in un continuo oscillare tra figurativo e astratto della rappresentazione.

T.

Gillespie, Bloon“Nei miei quadri – afferma l'artista – attraverso la colatura del colore sulla superficie verso il basso, verso il pavimento, voglio mettere in evidenza il rapporto di questo mio dipingere con le leggi fondamentali della fisica, che tutti noi conosciamo in astratto, ma che non teniamo presenti nella nostra vita quotidiana".

Ossia quelle leggi della natura che, senza l'intervento umano, farebbero crollare questi soggetti facendoli ritornare semplice materia.Ed ecco, allora, che nei paesaggi urbani di In London e In Levadìa – dedicati ai due centri in cui l'artista vive e lavora – come in Vaseline (la serie incentrata sulle pompe di benzina), la figura umana è assente, facendo assurgere questi non-luoghi al ruolo di simboli universali dell'habitat metropolitano contemporaneo.

Simboli messi in pericolo dall'evoluzione tecnologica tanto che questi tre cicli compongono quasi una sorta di rilievo archeologico di una società transeunte. T. Gillespie, Sitting ducks“La freschezza e, con essa, la fragilità dell'atteggiamento artistico di Gillespie – spiega a tal proposito Lorenzo Bruni – stanno nel cercare di far coesistere la tensione verso un futuro collettivo migliore e l'esperienza del presente”.

Presente che l'artista guarda con una sorta di nostalgia riconoscendo in questi non-luoghi degli “appigli” per il senso di appartenenza di ciascuno di noi a un mondo sempre più soggetto agli effetti della globalizzazione.E una tensione simile la ritroviamo anche nel ciclo The Lady Birds in cui Gillespie rielabora una serie di immagini tratte, appunto, dai Lady Birds degli anni Sessanta, ossia dai libri didattici su cui i bambini britannici imparavano a leggere e a scrivere, ma anche ad essere cittadini morali e rispettosi di precise gerarchie e ruoli sociali.

Ancora una volta “reliquie” di una cultura che non esiste più o che - come per i non-luoghi degli altri tre cicli – sta per scomparire. Immagini di un mondo idealizzato in cui l'artista introduce degli elementi di disturbo che incrinano l'idillio mettendolo a tu per tu con le difficoltà del presente e di un futuro collettivo tutto da costruire. “Questi paesaggi o immagini di un passato recente – conclude Bruni – sono come sospesi e senza tempo ma si prestano anche come luoghi pronti a essere nuovamente messi in discussione e con cui è possibile confrontarsi e vivere. Così, la dimensione malinconica per un passato perduto che può rivelare anche i suoi aspetti grotteschi lascia il posto a un tentativo di rinnovare lo sguardo sulle cose.

Il senza tempo è, per lui, la pausa, il respiro con cui ridare nome alle cose del mondo, per dare nuova vita ad entrambi, come nel mito di Orfeo”.La mostra, inaugurata sabato 16 maggio, rimarrà aperta fino al 21 luglio prossimo con il seguente orario: dal martedì al sabato, 10.30-13.00/15.30-19.00.

Domenica e Lunedì chiuso. T. Gillespie, Redlight

di Nicola Maggi (articolo originale)
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