18/06/09

Omaggio a Max Neuhaus alla Galleria Giorgio Persano di Torino

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“Noi sentiamo lo spazio tanto quanto lo vediamo”. Max Neuhaus ne era convinto. E visitando la mostra “Three Similar Rooms”, alla Galleria Giorgio Persano di Torino dal 15 maggio, possiamo crederlo anche noi. Tre spazi simili, vuoti ai nostri occhi. Tre luoghi diversi per le nostre orecchie. Non si tratta di sentire, e neppure di ascoltare. Quella che ci viene offerta in queste tre stanze comunicanti, sospese su una delle piazze più belle della città, è una nuova esperienza percettiva. Le stanze della galleria Persano che ospitano l'installazione di NeuhausEntrati nella galleria per prima cosa dovremo convincere il nostro sguardo a non cercare disperatamente qualcosa da riconoscere, definire e giudicare. Poi dovremo chiedere al nostro udito di essere meno distratto e approssimativo del solito, perché il suono dentro cui ci troveremo non si impone. Dobbiamo, stanza dopo stanza, fermarci per metterlo a fuoco, per intuire gli intrecci e le strutture di cui è composto e che creano il luogo in cui improvvisamente ci scopriamo immersi. Ci accorgeremo che si tratta di due soli suoni a riempire e caratterizzare tre spazi: nella stanza centrale si uniscono per creare qualcosa di diverso e allo stesso tempo identico. Proprio come le tre sale.M. Neuhaus, Sound Installation-Three Similar Rooms E mentre ci impegniamo a convincerci del pieno, nel vuoto che ci circonda, siamo anche obbligati a ricordarci di noi, della nostra presenza fisica, del nostro muoverci e fermarci in quei luoghi.

Lo scricchiolio del pavimento che segna ogni passo sembrerà disturbare la nostra esperienza, ma in realtà è stato pensato dall’artista come parte di essa: quel rumore è un altro elemento descrittivo dei tre luoghi, un particolare che li accomuna, che sottolinea la loro continuità e che dunque incoraggia la percezione della loro differenza.

A completare la mostra, e a sedare la nostra sete di immagini, una serie di disegni e un testo ci vengono proposti in una stanza separata: sono un altro modo di formulare l’idea, in un linguaggio che ci aiuta a capire l’opera, i suoi processi e la sua progettazione.Nel 1990, quando la mostra fu presentata per la prima volta alla Galleria Persano, Max Neuhaus aveva valutato ogni minimo particolare: “Three Similar Rooms” è una studiatissima installazione sonora permanente, una delle poche insieme a quella al Castello di Rivoli, sopravvissuta alla recente scomparsa dell’artista texano e riproposta in omaggio al suo importante contributo all’arte contemporanea.

Dopo aver esordito come musicista, a metà degli anni Sessanta fu uno dei primi a voler concepire e utilizzare il suono come un vero e proprio materiale artistico. Ma mentre John Cage, con cui aveva lavorato, aveva portato il rumore della vita, i suoni quotidiani della strada, in una sala da concerto, Neuhaus decide di portare il pubblico fuori. La sua attività performativa indipendente inizia così: con “Listen”, un invito ad alcuni amici a camminare lungo una strada di New York per ascoltarne i rumori. Un nuovo modo di attraversare la città, di percepirla, di viverla. E allora perché non provare anche noi a visitare una mostra in maniera diversa? Chiudete gli occhi, ma soprattutto aprite bene le orecchie. M. Neuhaus, disegno per Three Similar Rooms

di Francesca Berardi (articolo originale)
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