18/06/09

“Electrical walks” per Milano con Christina Kubisch

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In occasione di Noi siamo qui In contemporanea #3, dal 6 al 12 maggio, presso il Palazzo della Triennale di Milano, l’associazione UOVO ha presentato la ventitreesima “Electrical walks” dell’artista tedesca Christina Kubisch.Milano, dove Christina Kubisch ha lavorato dal 1973 al 1987, è il luogo dove è nato il suo lavoro.

Qui acquistò un “cubetto”, come lei lo definisce, ovvero un amplificatore elettronico per telefoni con riluttanza magnetica.Impiegando questo strumento impostò le sue prime performance, che consistevano nell’impugnare i cubetti, avvicinarli alle orecchie e seguire le spirali disegnate sulle pareti.

Le spirali si componevano di cavi elettrici all’interno dei quali l’artista aveva concentrato dei suoni, per esempio, il respiro umano, il mare e diversi suoni di uccelli.

Le prime performance, infatti, prevedevano l’ascolto di suoni offerti dall’artista solamente con l’uso dello strumento in dotazione.Negli anni Ottanta inglobò il meccanismo dei cubetti all’interno di cuffie che agevolassero l’ascolto, ancora oggi impiegate dall’artista.

Dal 2003, Christina Kubisch si ritrova a ricevere suoni disturbanti, come sottili ronzii, all’interno delle sue cuffie.

Essendo questi suoni frutto di un potenziamento elettrico e digitale, di cui tutte le città sono ormai sommerse per l’avanzamento tecnologico, l’artista ha voluto concentrare il suo lavoro nel rilevare le distorsioni e le interferenze, con lo scopo di individuare le differenze sonore.

È da questa scoperta che Christina Kubisch ha rielaborato un nuovo ciclo di lavori: “Electrical walks” (Passeggiate elettriche), che permettono di ascoltare, attraverso un sistema di amplificazione di onde elettromagnetiche, suoni altrimenti silenziosi, provenienti sia dal sottosuolo che dal soprassuolo. L’esperienza, dal 2004 ampliamente sperimentata in diverse città del mondo, conduce il visitatore a rilevare una realtà sonora nuova benché onnipresente in ogni città indagata.

Anche per la performance di Milano, Christina Kubisch fornisce al visitatore due strumenti: una mappa, che l’artista definisce uno spartito musicale, che indica i luoghi più interessanti del percorso da lei studiato, e delle cuffie, dotate di un sistema interno appositamente progettato, che risponde ai campi elettrici dell’ambiente.Il fruitore così dotato di entrambi gli strumenti di indagine può muoversi liberamente scegliendo di seguire il percorso indicato e circoscritto, o di sperimentare nuovi suoni in luoghi estranei.Lo ‘spartito musicale’ invita ad avvicinare le proprie orecchie rivestite a cartelloni pubblicitari scorrevoli, insegne luminose, tabelloni di orari ferroviari, bancomat, sistemi di allarmi, schermi al plasma in negozi di elettronica.

Conduce a immergersi nel sottosuolo della metropolitana, salire su una delle vetture in corsa, ascoltare i suoni che normalmente non rileviamo, ben differenti da suoni quotidiani fatti di voci e respiri. Una volta indossate le cuffie, ci si immerge in un mondo sonoro ignoto e inaspettato, composto di ronzii, suoni acuti, costanti e frammentati.

Lo spettatore diventa a sua volta performer, sia in quanto oggetto guardato dall’esterno con curiosità o riluttanza, sia perché ricettacolo sonoro. Egli, infatti, attraverso una sorta di danza dettata dal suo movimento spontaneo o controllato, compone i suoni che le cuffie rilevano.

Il mondo visivo che gli appare dinanzi diviene materia sonora. Le voci si fanno sempre più lontane, coperte da suoni che appaiono a volte musicali e a volte disturbanti.

L’artista, in seguito alle sue sperimentazioni, ha rilevato come alcuni dei suoni più musicali provengano da mezzi di trasporto più antichi, come i tram e i treni, mentre sistemi di allarmi e altre fonti elettriche, come cavi per internet, emanano suoni più assordanti e indefinibili.L’intero percorso ha come risultato una totale immersione personale in un mondo elettromagnetico esistente, altrimenti inimmaginabile.

di Francesca Chiacchio (articolo originale)
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