16/05/09

“Medea” di Euripide” e ” Edipo a Colono” di Sofocle al Teatro Greco di Siracusa

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Mito nel Mito: Edipo secondo Giorgio Albertazzi. Entra in scena, cieco per sua mano, acciaccato, sorretto dalla devota figlia Antigone.

Passi eterni, da macigno, per il vecchio re senza trono, errabondo alla ricerca di un luogo per morire. La montagna di sale consacrata alle Eumenidi sarà l'ultima spiaggia per lui, orrendamente marchiato, incolpevole parricida, incosciente padre di figli procreati con la madre.

Pochi attimi ed è subito tragedia. Racchiude dannazione e gloria, parole immortali, essenza dei nostri giorni, voce e chioma argentea inconfondibile, corpo e bellezza da attore strepitoso, che non recita, incarna.

Penetrante, nodale, maestro che intimidisce. Palcoscenico d'elezione il Teatro Greco di Siracusa, XLV rappresentazioni classiche 2009.

Due i titoli, famosi e dalle molteplici riletture, per questa edizione: " Edipo a Colono" di Sofocle regia di Daniele Salvo e " Medea" di Euripide regia di Krysztof Zanussi.Unica scenografia d'autore firmata in coppia dai Fuksas. Una lama concava che delimita il confine tra terra e cielo, specchia specchiandosi tutto: sublime linguaggio, azioni, tormenti, ruderi, tramonti, flusso emozionale per sguardi contemporanei verso tempi e luoghi infiniti.

Sventurata Medea, barbara ed extracomunitaria, dà suono alla truculenta evidenza dei suoi sentimenti esasperati e alla sua fosca passione impazzente, un'intensa e magnifica Elisabetta Pozzi. Il massacro dell'anima la squarcia in due. Monta il mostro della gelosia, dell'abbandono, del perduto talamo, fino a imbrattare tutto con sangue innocente, sangue che fa orrore solo pensarlo, quello dei figli. E' raccapricciante il suo delitto, ma oltre la morale, nasce quasi un senso di umana pietà, per lei l'assassina che gli dei strappano alla giustizia degli uomini innalzandola sul Carro del Sole. Le due tragedie sono accomunate da un tema parallelo: il diverso, lo straniero, tristemente attuale in questi giorni nel nostro controverso paese. Due forestieri in cerca di asilo e accettazione, lei l'esotica importata, lui scacciato e ingannato da tutti, redenti dagli dei, ci obbligano a meditare. Dissimile invece la cifra registica.

Edipo ha un'atmosfera noir, dal coro di anziani con maschere di lattice deformanti squassati da attacchi di trance dionisiaci, alle Eumenidi dalle voci sataniche e serpentine nei movimenti, fino al profondo rosso che colora la scena nel bel tuonante finale catartico, dove gli dei trasfigurano la morte di Edipo in benefica protezione.

Incipit molto bello per la Medea, con i piccoli bimbi, ignari della loro sorte, che corrono ridendo osservati da un uomo-scimmia di memoria darwiniana, segno d'istinto selvaggio e primordiale.

Per cambiare registro e a tratti tramutarsi in una sorta di dramma borghese ibseniano, grazie anche ai dialoghi disinvolti della traduzione di Maria Grazia Ciani, e i battibecchi tra la fattucchiera della Colchide e l'infame Giasone, il calcolatore con ambizioni da arrampicatore sociale del bravo Maurizio Donadoni.

Riflettori puntati su i due protagonisti, che amorevolmente e incolpevoli per sapienza attoriale, sovrastano i numerosi personaggi e i Cori che animano la scena, cui bisogna comunque dare atto di notevole impegno, bravura, generosa partecipazione, con un piccolo appunto per qualche tono troppo strillato a tratti.

Che siano proprio i classici greci a doverci ammonire con saggezza sul senso di giustizia e sullo spettro xenofobo? Pare proprio di sì. XLV Ciclo di rappresentazioni classiche Teatro Greco di Siracusa: "Medea" di Euripide" e " Edipo a Colono" di Sofocle dal 9 maggio al 21 giugno http://www.indafondazione.org/

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